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attacchi di squali

squali pericolosi

squali assassini

In questo post vi mostriamo le statistiche sugli attacchi degli squali, quali siano pericolosi ma di quanto sia infondata la frase squali assassini.Gli attacchi degli squali verso l’uomo avvengono raramente a meno che l’uomo non li provochino. Nel 2006 l’International Shark Attack File (ISAF) ha intrapreso un’indagine su 96 presunti attacchi di squali, confermandone 62 non provocati e 16 come provocati. Il numero medio di morti negli anni tra il 2001 e il 2006 da attacchi provocati da squali è di 4,3. Contrariamente alle credenze popolari, gli squali pericolosi per l’uomo sono pochi. Tra le più di 360 specie di squali esistenti, solo quattro sono stati coinvolte in un numero significativo di fatali, non provocati attacchi contro gli esseri umani e sono: il grande squalo bianco, lo squalo oceanico dalle pinne bianche, lo squalo tigre, e lo squalo toro. Gli squali, essendo di grandi dimensioni, e potente predatori, possono talvolta attaccare e uccidere persone, ma tutti questi squali sono state filmati in mare aperto, senza l’uso di una gabbia di protezione. La percezione degli squali come pericolosi animali per l’uomo è nata da un enorme pubblicità data a pochi isolati attacchi non provocati da parte degli squali, come ad esempio l’attacco del 1916 di Jersey Shore. E attraverso l’immaginazione popolare sono nate molte opere sugli attacchi degli squali, come ad esempio la serie di film di Jaws. L’autore di Jaws, Peter Benchley, ha tentato negli ultimi anni di dissipare l’immagine di squali come mostri mangiatori di uomini. Molte volte gli attacchi degli squali contro l’uomo sono dovuti a una confusione di individuazione delle preda, come accade nella maggior parte degli attacchi contro persone che facessero surf o snorkeler, che magari in condizioni di scarsa visibilità vengono scambiati come foche, cioè gli animali che sono tra le prede principali di questi predatori, e il fatto stesso che molte persone sopravvivano all’attacco è dimostrato che lo squalo da un primo morso di assaggio, che purtroppo alcune volte può essere fatale, ma quasi mai dopo che si sono resi conto che l’attacco sia stato portato contro una preda sbagliata, proseguono con l’attacco stesso cosa che comporterebbe inevitabilmente alla morte di tutte le persone attaccate. Ultimamente nei bellissimi documentari di National Geographic si sono visti esperti studiosi dopo averne studiato attentamente i comportamenti, immergersi in mezzo a branchi di squali considerati pericolosi, senza gabbie di protezione e non aver avuto problemi.

Il sonno degli squali
Non è ancora chiaro come gli squali dormano. Alcuni squali possono fermarsi sul fondo, mentre continuano a pompare acqua sulle loro branchie per ossigenarsi, ma i loro occhi restano costantemente aperti e seguano attivamente i subacquei che li osservano. Quando uno squalo è a riposo, non utilizza le sue narici, ma usa piuttosto la sua spiracles. Se uno squalo cercasse di usare le sue narici mentre è appoggiato sul fondale dell’oceano, finirebbe con il risucchiare la sabbiaf ine invece che l’acqua. Molti scienziati ritengono che questa è una delle ragioni per cui gli squali hanno la spiracles. É anche possibile che uno squalo possa dormire in una maniera simile a quella dei delfini. In questa situazione, solo una metà del cervello dorme in un determinato momento, consentendo in tal modo allo squalo di rimanere per metà cosciente anche mentre dorme.

L’ambiente dello squalo
Una relazione del 10 dicembre del 2006, sul censimento della vita marina gruppo rivela che il 70% degli oceani non sono frequentati dagli squali. Gli scienziati hanno scoperto che anche se molti squali vivono fino a profondità più profonde di 1500 metri, non riescono a colonizzare zone a maggiori profondità, e rimangono più facilmente a portata di mano dei pescatori e così molte specie stanno correndo il rischio di estinguersi.

Gli squali in cattività
Fino a poco tempo fa solo poche specie bentoniche di squali, come ad esempio lo squalo cornuto del pacifico, lo squalo leopardo e alcuni tipi di Scyliorhinidae potessero sopravvivere in un acquario per un massimo di un anno o poco più. Questo ha dato luogo alla convinzione che gli squali, oltre ad essere difficili da catturare e da trasportare, siano difficili da curare. Una migliore conoscenza degli squali ha portato più specie, tra cui i grandi squali pelagici, a essere in grado di essere mantenuti vivi negli acquari per molto più tempo. Nello stesso tempo, le tecniche di trasporto sono migliorate e ora forniscono un modo per trasportare gli squali anche per lunghe distanze. L’unica specie di squalo con cui per ora non si sono mai avuti successi nel mantenerli in cattività è quella del grande squalo bianco, almeno fino al settembre del 2004, quando nell’acquario di Monterey Bay sono riusciti a tenere con successo un giovane esemplare di sesso femminile del grande squalo bianco per 198 giorni prima di doverla rilasciare nell’ambiente naturale perché seppur regolarmente nutrita, iniziava ad attaccare le altre specie con cui condivideva la vasca. Nonostante sia considerato di fondamentale importanza per la salute degli squali, pochissimi studi sono stati fatti sull’alimentazione degli squali. Dal momento che il cibo può essere usato come ricompensa per determinati comportamenti tenuti in cattività, si devono fare maggiori controlli sulla loro alimentazione per motivarli, se si vuole tentare di allevarli in cattività per cercare di salvare le specie a maggior rischio di estinzione, nelle quali purtroppo è compresa quella del grande squalo bianco, cosa che comporterebbe danni irreparabili nella catena alimentare marina, sempre da documentari di National Geographic si è sentito più studiosi parlare, che se non si cambia qualche cosa, il grande squalo bianco scomparirà dalla faccia della terra nel giro di 50 anni.

Fine terza parte.

Foto di squali pericolosi per l’uomo

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