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Il Panthera pardus da noi conosciuto comunemente come leopardo è uno dei più antichi appartenenti alla famiglia dei felini o felidi (Felidae) che sono una famiglia dell’ordine dei Carnivori. I leopardi sono i più piccoli dei quattro grandi esemplari della famiglia pantera pardus, difatti le tigri, i leoni e i giaguari hanno dimensioni maggiori. Leopardi sono anche le pantere nere che sono animali che hanno una forma di melanismo, che è un eccesso di pigmentazione nera o quasi nera della pelle. Il suo ruolo ecologico assomiglia molto a quello del coguaro in America. E assomiglia fisicamente molto al Giaguaro con cui potrebbe avere gli stessi antenati, ma sembra che la specie del leopardo sia più comune con quella dei leoni. Nei tempi antichi i Panthera pardus erano presenti nell’ Eurasia meridionale che è il termine con cui si definisce, in linea generale, la zona geografica comprendente l’Europa e l’Asia, e nell’Africa, ma ora è scomparso da molte di queste zone e al giorno d’oggi il leopardo lo si può vedere nelle zone dell’Africa partendo da l sud del deserto del Sahara fino al nord del Sud Africa, in maniera più frammentata a partendo da alcune zone meridionali dell’Arabia Saudita, proseguendo in tutta la parte del sud dell’Asia, fino All’India dove gli esemplari ritornano a essere più numerosi, e continuano a essere discretamente numerosi in tutta l’Indocina e nella zone di sud ovest della Cina, In Indonesia si trovano ancora degli esemplari nell’isola di Java. La pantera pardus è ormai una specie protetta in diverse zone e il suo rischio di estinzione è piuttosto basso. Questi carnivori hanno un ottimo successo nella caccia grazie alla loro adattabilità a diversi tipi di habitat in cui riescono a trovarsi perfettamente a loro agio, e al loro metodo di cacciare opportunistico, e fatto di agguati verso una notevole varietà di prede. Il suo nome sembra derivi fin dai tempi antichi alla allora credenza che fosse un incrocio fra un leone e una pantera, e sarebbe il risultato di due parole greche unite fra di loro, léon “leone”) e párdos (”pantera maschio”), difatti il termine pantera fu attribuito a molte specie di felini come il coguaro nel nord America, giaguaro in sud America e appunto leopardo negli altri posti, infatti i primi naturalisti non distinguevano le specie dal loro mantello, ma dalla lunghezza delle code. Nel Systema Naturae di Linnaeus di cui abbiamo già parlato in —linneo, systema naturae, classificazione scientifica.— la specie era accuratamente descritta con il nome di pardus di Felis. Comunque il nome Panthera pardus adottato nella sua designazione scientifica e moderna, deriva da una parola di origina latino greca dal significato “tutti”) e “la bestia”. Un altra ipotesi è che derivi da una parola Indo-iraniana che tradotta significa “biancastro-giallo, pallido” . Il leopardo è un predatore molto agile e leggiadro. Pur essendo più piccolo di altri componenti del gruppo Panthera questo animale è capace di attaccare grandi prede, grazie al suo cranio massiccio e alle forti mandibole aggredisce la sua vittima sferrandole un potente mortale morso alla gola. In proporzione il suo corpo è lungo nei confronti delle zampe, i maschi sono notevolmente più grandi delle femmine, e arrivano a pesare novanta kg. contro i sessanta delle femmine, il massimo di lunghezza che possono raggiungere è di 190 cm con una coda di 110 cm, e un altezza alla spalla di 80 cm il cranio è massiccio, corto e largo, ma in proporzione più piccolo e leggero che negli altri grandi carnivori. Il manto del leopardo ha una tintura che varia dal giallastro al nocciola ed è più pallido sul ventre, sotto la coda, e nella parte interna delle zampe, ed è ricoperto da macchie di colore nerastro dall’aspetto irregolare. In base all’ambiente in cui vivono sia il colore che lo spessore del manto cambiano parecchio, negli habitat con una temperatura più fredda la pelliccia è più spessa, dove l’habitat è più umido la pelliccia ha un colore più bruno. Precisamente per la sua stupenda pelliccia il leopardo è stato perseguitato dai cacciatori per un lungo periodo, fino a portarlo a rischiare l’estinzione in diversi luoghi. Il mantello è caratterizzato da una colorazione variabile dal giallo al beige (più chiaro sull’addome, sotto la coda e all’interno delle zampe) e da particolari macchie nere di forma irregolare. La colorazione e lo spessore della pelliccia variano notevolmente con l’habitat colonizzato: negli ambienti con climi più freddi il manto appare più folto, mentre in quelli più umidi si ha una tendenza ad un manto più scuro. Le macchie del leopardo sono quasi circolari nelle specie dell’ africa dell’est invece negli animali che vivono nell’ Africa meridionale sono più a forma di quadrato. Proprio per la sua splendida pelliccia è stato cacciato per molto tempo, sino a condurlo, in alcune regioni, a rischio di estinzione. Le orecchie sono piuttosto piccole, nella parte posteriore sono di colore scuro e hanno una macchia bianca nel centro. Per quanto riguarda il fenomeno del melanismo il colore del manto nero sembra ereditario ed è molto più sviluppato nei leopardi che vivono in zone montuose, e in foreste pluviali, per esempio nella penisola malese quasi la metà dei Panthera pardus è scuro, e questa mutazione li aiuta a mimetizzarsi nelle foreste tropicali, anche in Africa i leopardi dal manto scuro sono molto comuni negli altopiani etiopici anche in questo caso la colorazione li favorisce di molto per la mimetizzazione. Ai Panthera pardus piace molto vivere nelle praterie, nei terreni boscosi e nelle foreste .
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